GIOVANNI BATTISTA BOVICELLI - IL TRATTATOREGOLE, PASSAGGI DI MUSICA, MADRIGALI E MOTETTI PASSEGGIATIDI MARCELLA VENTURA
«Per non haver sempre, come si dice per Proverbio, a ripetere la stessa cantilena con gran tedio molte volte di chi sente; ornamento grandissimo par che sia, l’andare spesso variando con Passaggi delle stesse note si, ma diversamente compartite. [....] Perchè la leggiadria del cantare [....] altro non è che variatione di note»[1].
Cantori accomapagnati da organo e cornetto, xilografia tedesca del 1511
Con questo intento Giovanni Battista Bovicelli, Musico nel Duomo di Milano, scrive per i suoi contemporanei un trattato che stabilisce le regole e offre suggerimenti su come eseguire i passaggi e gli ornamenti delle melodie.
L’esemplare completo del trattato Regole, Passaggi di Musica, Madrigali, e Motetti passeggiati, pubblicato a Venezia nel 1594, è conservato a Bologna, nel Museo internazionale e Biblioteca della Musica
[2].
Apparteneva certamente alla ricca collezione di Padre Martini, come dimostra la collocazione I.47.2 alla carta non numerata [9r] di un suo catalogo manoscritto.
Come tutta la sua biblioteca passò quindi al Liceo musicale (collocazione 872), e nel 1840 fu catalogato da Stefano Antonio Sarti e successivamente da Gaetano Gaspari che annota nella scheda: «Va posta quest'opera fra' più antichi metodi di canto, e vorrebbe esser maturatamente disaminata onde rilevar le differenze della vecchia scuola dalla moderna»
[3].
L'AUTORE
Scarabelli, Liber Primus, a tergo del frontespizio
Il Musico Giovanni. Battista Bovicelli nacque ad Assisi intorno al 1550. Sappiamo che fu frate francescano, cantore di cappella e virtuoso da camera. La prima notizia a lui relativa fu l’assunzione del 15 luglio 1569 nella Cappella della Santa Casa di Loreto come sopranista e tenore. Successivamente fu attivo a Roma come tenore nella Cappella Giulia di San Pietro in Vaticano e come cantore al servizio del a Roma Guglielmo Sirleto e del duca Giacomo Boncompagni fino all'anno 1583
[4].
Il Sirleto caldeggiò presso Carlo Borromeo, cardinale di S. Prassede di Milano, l'assunzione di Bovicelli che pertanto entrò come musico nel Duomo della città
[5].
Una testimonianza di questo impiego la troviamo nel Liber Primus Motectorum di Damiano Scarabelli che dedica la pubblicazione «Alla Molto Eccelente, et Virtuosa Compagnia de Musici, o cantori del Duomo di Milano», nel cui elenco compare il nome di Gio. Battista Bovicelli.
Nel consueto e retorico elogio, Scarabelli evidenzia nei suddetti musici i «lodevoli costumi», ma in particolare il valore che essi esprimono, «chi con vaghe, e musicali compositioni, chi con bellissimo modo di cantare quello accompagnando con artificiosi passaggi, soavi accenti»
[6].
- Il Cardinale Guglielmo Sirleto (Stilo, 1514 - Roma, 1585)
- Il Cardinale Carlo Borromeo (Arona, 1538 - Milano, 1584)
La lode di Scarabelli si estende naturalmente al Maestro di Cappella del Duomo, il bolognese Giulio Cesare Gabussi, attivo a Milano dal 1583 fino al 1611, anno della sua morte. Anche Bovicelli rende omaggio al suo Maestro pubblicando nelle Regole un Magnificat di Gabussi e annoverandolo così tra gli autori «tenuti, e meritatamente in grande stima» [7].
Da una lettera al Cardinale Sirleto apprendiamo che Bovicelli aveva ricevuto l'invito del duca Guglielmo Gonzaga di Mantova a far parte della sua cappella, anche se, allo stato attuale delle ricerche la notizia non ha trovato riscontro [8].
Nel 1584, muore il Cardinale Borromeo ed essendo così rimasto a Milano senza protezione, Bovicelli espresse al Sirleto la richiesta di ritornare a Roma al suo servizio: «[...] senza particolare comandamento di V. S. Ill.ma se ben quando le piacesse molto volentieri io me ne tornerei a servirla, che altro non desidero di questo mondo [...]» [9]. Anche Sirleto morì poco dopo, nel 1585, e l'auspicato ritorno non si realizzò; così Bovicelli rimase stimato cantore al duomo milanese almeno fino al 1597. Nel 1622 è annoverato fra i musici della Cappella musicale del Duomo di San Rufino, ad Assisi, dove risulta presente fino al 1627 [10].
IL TRATTATO
All'epoca delle Regole Bovicelli era dunque a Milano e presumibilmente il trattato fu scritto dall'autore proprio negli anni del suo servizio come cantore, forse dettato dalla volontà di porre una sistematica organizzazione nella pratica dell' ornamentazione.
Si articola in:
⁃ Dedica
⁃ Prefazione «Ai lettori»
⁃ «Avertimenti per li passaggi quanto alle parole»
⁃ «Avertimenti intorno alle note»
⁃ «Diversi modi di diminuire»
⁃ Esempi di mottetti e madrigali passeggiati
La dedica è all'eccellentissimo principe Giacomo Buoncompagno duca di Sora, Castellano di Castel Sant'Angelo, generale di Santa Chiesa, all'epoca anche marchese di Vignola, Signore d'Arpino cui Bovicelli si rivolge con il consueto encomio dichiarandosi obbligato in seguito ai molti segni di benevolenza ricevuti.
Frontespizio
Nella prefazione «Ai lettori», l'autore espone il concetto aristotelico dell'arte come imitazione della natura.
In particolare «meravigliosissima» è l'imitazione che opera la Musica, che si dispone a raffigurare l'«ordine bellissimo di questo nostro mondo» fino all'armonia del «movimento de' Cieli». Anzi, ponendosi l'arte il fine di gareggiare con la natura, giunge a dare maggiore perfezione a ciò che prima era rozzo.
Bovicelli fa poi riferimento in modo generale agli scritti sulle orna- mentazioni già noti, affermando di essere rimasto «sbigottito» dalla grande differenza tra il suo parere e quello dei suoi predecessori, ma la sua intenzione non è certo quella di entrare in conflitto quanto piuttosto «giovare» a chi ne avesse interesse, concludendo che la «diversità di cose, e di pareri, siano al mondo di vaghezza, e d'ornamento gran- dissimo».
Si difende, infine, dall’accusa che i suoi Passaggi possano essere «impossibili a farsi con viva voce» assicurando che chi è dotato dalla natura di buona «disposizione di voce» è in grado di eseguirne di anche più difficili
[11].
Il suo criterio è stabilire «alcune poche Regole» che aiutino ad evitare difetti e insegnino il modo di servirsi dei Passaggi, distinguendo due capitoli, sulle note e sulle parole.
In realtà il trattato si compone di quattro parti; alle due così citate da Bovicelli nella prefazione seguono una serie di esempi di «diversi modi di diminuire», articolati secondo gli intervalli dal grado congiunto alla terza, quarta, quinta e sesta ascendenti e alla stesso ordine discendenti, e ancora «diverse maniere di ascendere per grado», «diverse maniere di descendere», modi di diminuire le longhe ed esempi di «cadenze diverse»
[12].
L'ultima parte del trattato è dedicata ad alcuni mottetti e madrigali che l'autore propone nella duplice versione originale e «passeggiata», servendosi, come scrive in una ulteriore prefazione, di composizioni molto note e di autori «tenuti meritatamente in grande stima», tra i quali compare tuttavia anche se stesso inserendo il suo
Sedes dal Dixit Dominus.
Ecco l'elenco dei brani nell'ordine in cui sono esposti nel trattato:
PALESTRINA G.P.,
Io son ferito hai lasso , e nella versione travestita
Ave verum corpus;
CIPRIANO DE RORE,
Ancor che col partire, e con testo sacro
Angelus ad Pastores;
TOMMASO LUDOVICO DA VITTORIA,
Vadam et circuibo civitatem, Dilectus tuus;
CLAUDIO MERULO,
In te Domine speravi, e
Assumpsit Iesus Petrum;
GIULIO CESARE GABUSSI,
Magnificat;
RUGGERO GIOVANNELLI,
Et exultavit;
GIOVANNI BATTISTA BOVICELLI,
Sede a dextris meis.
E’ interessante notare come nelle versioni in travestimento spirituale degli stessi brani l’impiego degli abbellimenti mostri una notevole differenza. Le diminuzioni sono più abbondanti nel testo profano e più contenute in quello sacro, a dimostrare la maniera diversa del cantare da camera oppure da chiesa.
Avvertimenti quanto alle paroleNel canto e particolarmente nel formare i passaggi si deve porre attenzione non solo alle note, ma anche alle parole avendo giudizio di suddividerle bene per evitare di compiere qualche barbarismo,come ad esempio rendere le sillabe corte lunghe o quelle lunghe corte. Quando i passaggi sono di note dello stesso valore l'autore suggerisce di eseguire l'ornamentazione sopra una sola sillaba, al duplice fine di maggiore comprensione della parola e comodità nell'uso della vocale.
1 - Più comode, secondo Bovicelli, le vocali A E O meno comode I U.2 - Se i passaggi non impiegano note dello stesso valore si possono usare le sillabe ponendo gruppi di note su ciascuna sillaba.
Quando il passaggio termina con il gruppetto, di semicrome o biscrome, è consigliabile porre l'ultima sillaba non in corrispondenza dell'ultima nota del gruppetto, ma di una di maggior valore, per non dover pronunciare «con furia». Quando non fosse possibile servirsi di una nota di maggior valore per l'ultima sillaba, allora si terminerà la parola «con voce moderata e soave» in modo da mitigare l'asprezza che deriva dalla velocità delle note
[13].
Allo stesso modo nel tremolo, che Bovicelli usa nel significato di trillo, cioè abbellimento consistente nel ribattere la stessa nota, l'ultima sillaba non deve essere posta sulla velocità dell'ornamento ma sull'ultima nota della frase musicale, in particolare quando si tratta di due note uguali.
Nel disporre le parole sotto le note è bene cercare il migliore effetto, evitando dei barbarismi. Bovicelli probabilmente intende per barbarismi il mancato rispetto della sillaba lunga o breve, diremmo in termini moderni, la coincidenza dell'accento musicale con quello tonico della parola. Richiama il concetto estetico musicale di «grazia» come criterio di scelta nel porre una sillaba sotto una o piuttosto un'altra nota. Il termine «grazia» ricorre spesso nelle Regole e del resto anche negli altri trattati dell’epoca e indica un ideale artistico in contrasto con la pura bellezza. Si riferisce alla capacità virtuosistica di esecuzione apparentemente senza sforzo, fluida e morbida, nel pieno ideale estetico di origine aristotelica dell’arte come imitazione e superamento della natura.
«Grandissimo vizio» è quello di coloro che eseguono i passaggi ripetendo sempre le prime tre sillabe della parola, senza mai terminare la sua pronuncia, come ad esempio «Benedi» senza mai pronunciare il «ctus», «assomigliandosi a coloro, c'hanno guasti i denti, che più volte vanno masticando lo stesso cibo prima, che l'inghiottiscano»
[14].
Avvertimenti intorno alle noteL'autore anche in questo argomento che comprende «Passaggi, Gruppetti e Salti» raccomanda «gran giudizio [...] nel Passeggiare o accentuare le note di valore, avendo orecchia al movimento dell'altre parti», tenendo, cioè, in considerazione l'ordito contrappuntistico, in modo da evitare quelle situazioni che disturbino e creino disarmonia fra le voci. Riporta due esempi di nota lunga passeggiata, con cadenze diverse, C – G – C (do - sol - do) il primo, D - A – D (sol - re – sol) il secondo.
PassaggiRaccomanda di variare i passaggi che, se sono sempre dello stesso tipo, anziché diletto generano fastidio. Alcune volte saranno di note seguenti e dello stesso valore, altre volte le stesse note seguenti saranno variate in altra maniera, in modo che sembrino diverse «per il diverso modo di porgerle» [15]. Suggerisce quindi l'uso del ritmo puntato. L'esempio propone l'esecuzione irregolare (delle crome, in questo caso), alternando valori più lunghi a più corti.
Attacco (cominciare sotto le note)
Suggerisce, al fine di dare «grazia», di cominciare la frase da una terza o una quarta sotto. Maggiore grazia si ottiene tenendo di più la prima nota e fuggendo la seconda. Non è grazioso eseguire le note dello stesso valore, come mostra nell’esempio.
Gruppetti I gruppetti possono concludersi in due maniere: con note dello stesso valore, oppure con la fine del gruppetto «raffrenato» da una nota di maggior valore. Questa seconda è preferita da Bovicelli perché dà maggiore «grazia» alla voce e più consona a terminare la parola, e raccomanda il suo uso anche nei passaggi in genere, in modo che non si finisca con «quella furia che bisogna fuggir più, che si può»
[16] e neppure si termini a ridosso della nota bianca, che farebbe un brutto effetto come nel cavallerizzo che nel mezzo della corsa tiri subito la briglia.
Tremolo (trillo)
Il tremolo è definito «un tremar di voce sopra ad una stessa nota»
[17] (simile quindi al trillo descritto più tardi da Caccini) e si applica su note che procedono per grado. Anche per il trillo ricorda la buona consuetudine di non aggiungere nuova sillaba almeno fino alla terza nota e nell'esempio «buono» mostra di terminare con l'ultima sillaba su note, più lunghe, (raffrenate ) che precedono la nota conclusiva. Bovicelli riporta 2 esempi molto chiari di passaggi in cui segna l'uso del tremolo-trillo. Si serve del segno ^ per indicare su quali note eseguire il tremolo e distingue fra «tremolo formato», cioè fatto da più note ribattute, dal tremolo non formato, esemplificato su veloci semicrome, da intendersi quindi come una più semplice oscillazione della voce la dove sarebbe impossibile avere l'agio di ribattere più note.
Accenti Con il termine accenti indica un modo di preparare la nota reale attraverso figurazioni ritmiche veloci che sfiorano la dissonanza.
TirataChiama tirata un rapido passaggio di crome, che non devono essere «molte, se non vanno per grado»
[18]. Suggerisce quindi di usare le crome in passaggi di scala, variando eventualmente il ritmo attraverso il punto. Anche le biscrome che devono essere «spiccate»
[19] bene si usino per grado. Fanno un bellissimo effetto se in una tirata di molte note si tiene la prima più delle seguenti. Non tutte le note si pronunciano allo stesso modo: nelle «tirate» devono essere «spiccate» una ad una, tanto che si senta la differenza dell'una dall'altra; al contrario quando devono sottolineare un salto come indicano note di minor valore, vanno eseguite con maggiore grazia e senza «far sentire tanta forza»
[20]. Con linguaggio moderno diremmo di eseguire in modo articolato i passaggi in scala e più legato le note che evidenziano un salto.
Salti Nei salti Bovicelli suggerisce di dare vivacità pronunciando la nota più alta con enfasi, quando questa è dello stesso valore delle seguenti. Quando invece la nota che precede il salto è di maggior valore, quella più acuta «non si deve esprimere con molta forza, ma toccar con grazia»
[21]. Anche nel parlare di salti, come precedentemente nel tremolo-trillo, usa il termine «accenti», ad intendere anche in questo caso una preparazione della nota reale attraverso note di passaggio. L'esecuzione di molti salti di seguito è più proprio degli strumenti che della voce, tuttavia, se si usano in giusto modo le sillabe, possono riuscire molto efficaci, a patto che le note alte si cantino sempre con grazia e senza forza, la quale sarebbe molto disdicevole.
Passaggi sulle parole Circa l'uso dell'ornamento sottolinea che «nel cantare si devono più che si può, imitare le parole». Quindi a parole meste non aggiungere passaggi ma accompagnarle con «accenti e voce flebile»; se le parole sono allegre usare passaggi e far note variate, dando vivacità. Specifica poi che, come il proverbio afferma che ogni regola subisce eccezione, sarà lecito qualche volta fare passaggi sopra parole meste, ma sempre con giudizio. Inoltre critica quanti, «per accomodarsi i passaggi a modo loro» , non rispettano la durata delle note. E' più lodevole rispettare il tempo allargando (con termine moderno) solo sulla penultima nota, in pratica sottolineando la cadenza
[22].
AnticipazioneNelle cadenze riporta come esempio buono l'anticipazione della finale. «La motivazione per cui sia preferibile la seconda delle due diminuzioni [...] non la fornisce solo l'anticipazione, che, in quanto elemento melodico/armonico arricchisce indubbiamente la cadenza, ma anche il fatto che quel tipo di movimento melodico (da fa# a la per poi risolvere sul sol) potrebbe provocare con facilità, successivamente, ottave parallele con un'altra voce che si muovesse da la a sol»
[23].
Sul modo di prendere il fiatoInfine Bovicelli raccomanda di prendere il fiato «a tempo e con giudizio», non prenderlo fra le note «che servono per accenti» se non verso l'ultima nota oppure «nel mezzo dei passaggi» quando sono di note dello stesso valore. Così critica alcune cattive abitudini o vizi come:
⁃ prendere fiato troppo spesso;
⁃ lasciare la nota prima del fiato talmente velocemente che appena si coglie la sua intonazione;
⁃ fare più rumore nel prendere il fiato che nella voce;
⁃ stringere i denti quasi si dovesse «spirare»;
⁃ mandare la voce nel naso;
⁃ mandare la voce nella gola;
⁃ fare passaggi già dalla prima nota «alla disperata» tralasciando di dire tutte le parole.
Suggerisce pertanto di astenersi dal fare passaggi «nel principiare un canto» per lo spazio di tre o quattro tempi, a meno che non di tratti di un passaggio che riesca particolarmente opportuno
[24].
Regole, Passaggi di musica, Madrigali e Motetti passeggiati
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note
[1] BOVICELLI G.B., Regole, passaggi in musica, madrigali e motetti passeggiati, in Venetia, Giacomo Vincenti, 1594, pp.10-11
[2] Ibidem (collocazione R 360). Un altro esemplare pervenuto, privo di alcune parti, è presso la Bibliothèque Nationale di Parigi.
[3] GASPARI G., Catalogo della Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna, 5 voll., Bologna, 1890-1943, vol.III, p.52
[4] ROSTIROLLA G., Introduzione, «Giovanni Battista Bovicelli: Regole, passaggi di musica», Roma, Società italiana del flauto dolce, 1986
[5] CASIMIRI R., Giovan Battista Bovicelli e il Card. Sirleto, in «Note d’Archivio per la storia musicale», XVI, 1939, 3-4, p.132
[6] SCARABELLI D., Damiani Scarabelli Boniniensis ...liber primus motectorum, quae partim quinis, partim senis, partimq. Octonis vocibus decantantur, Venetiis, apud Angelum Gardanum, 1592
[7] BOVICELLI, cit., p.37
[8] BOVICELLI G.B. al card. Guglielmo Sirleto, Bibl. Apost. Vat. - Cod. Vat. Lat. 6195, f.59
[9] BOVICELLI G.B. al card. Guglielmo Sirleto, Bibl. Apost. Vat. - Cod. Vat. Lat. 6195, f.658
[10] VAROTTI A., La Cappella Musicale di S.Rufino in Assisi. Contributo per una storia, Assisi, 1967, pp.34-35
[11] BOVICELLI, cit., p.5
[12] Ibidem, pp.27-30
[13] Ibidem. p.8
[14] Ibidem, p.9
[15] Ibidem, p.10
[16] Ibidem, p.11
[17] Ibidem, p.12
[18] Ibidem, p.13
[19] Il termine si riferisce ad un’emissione articolata
[20] Il termine «forza» è in contrasto con l’ideale di grazia che prevale nell’estetica del Cinquecento. Al massimo si può intonare un intervallo con «enfasi», come dirà l’autore più avanti a proposito dei salti, ma sempre rifuggendo da tutto ciò che trasmette sforzo o durezza.
[21] BOVICELLI, cit., p.14
[22] Ibidem, p.15
[23] SALVATORE D., L’Arte opportuna al sonar di flauto, Savignano su Rubicone, Eridania, 2003, p.148 (nota21)
[24] BOVICELLI, cit., p.16
bibliografia
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BONACCORSI NUNZIATA, L’ornamentazione, ovvero l’arte di abbellire in musica, Armelin Musica Padova, 2002
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ROSTIROLLA GIANCARLO, Introduzione in Giovanni Battista Bovicelli: Regole, passaggi di musica, Roma, Società italiana del flauto dolce, 1986
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SALVATORE DANIELE, L'Arte opportuna al sonar di flauto, Savignano sul Rubicone, Eridania, 2003
GAMEZ HERNANDEZ CARLOS, Le Nuove Musiche: Giovanni Battista Bovicelli?, tesi di laurea per University of North Texas, 2010
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VAROTTI A., La Cappella Musicale di S.Rufino in Assisi.Contributo per una storia, Assisi, 1967
fonti
SCARABELLI DAMIANO., Damiani Scarabelli Boniniensis ...liber primus motectorum, quae partim quinis, partim senis, partimq. Octonis vocibus decantantur, Venetiis, apud Angelum Gardanum, 1592
BOVICELLI GIOVANNI BATTISTA, Regole, passaggi in musica, madrigali e mottetti passeggiati, in Venetia: appresso Giacomo Vincenti, 1594
GASPARI G., Catalogo della Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna, 5 voll., Bologna, 1890-1943, vol.III