L' ACCADEMIA FILARMONICA DI BOLOGNA E LA MUSICA SACRA
prof. ROMANO VETTORIConservatorio di Trieste - Accademia Filarmonica di Bologna
Nel pieno centro di Bologna, a pochi passi dalle due torri, alla confluenza della Strada Maggiore con la piazza Aldrovandi e la Chiesa dei Servi, si apre la via Guerrazzi, ove sorge il cinquecentesco palazzo Carrati. Vi si accede attraverso il caratteristico androne, ornato di lapidi commemorative e da una vetrata policroma che fanno entrare immediatamente il visitatore nell'atmosfera in cui l'edificio è immerso da più di tre secoli. La musica, infatti, da quando in quest'edificio nacque una delle più antiche istituzioni musicali della città, qui è padrona di casa.
I Ricordi del 1689, primo documento ufficiale degli Accademici
Unitate MelosRadunare musicisti professionisti
acciò havere filo et unione da non disunirsi e rendere buon suono. Con questo scopo il nobile Vincenzo Maria Carrati fondò nel 1666 l’Accademia Filarmonica di Bologna,
utilizzando come sede il palazzo di famiglia (nei primi secoli al piano terra dell'allora via Cartoleria Nuova, ora in gran parte dello stesso palazzo, nell'attuale via Guerrazzi). Quale patrono fu scelto S. Antonio da Padova, come stemma un organo con il motto
Unitate melos.
L' Accademia
si innestava su precedenti esperienze di accademie bolognesi quali quelle dei Floridi, dei Filomusi e dei Filaschisi e assunse fin dall'inizio il profilo di
corporazione a salvaguardia del prestigio e della professionalità dei suoi membri. Anche per questo ebbe sempre fra i suoi protettori ufficiali i cardinali di Bologna. Fra i più importanti protettori si segnala anche Pietro Ottoboni, che, patrono delle arti e della musica, fu ringraziato dagli accademici con solenni cerimonie. Egli si adoperò anche per ottenere l'importante conferma dello statuto accademico da parte del papa Clemente XI, avvenuta nel 1716. L'Accademia esercitò in pratica il controllo sulla musica nelle chiese bolognesi, grazie anche all'estensione del privilegio di autorizzare la professione di maestro di cappella, fino ad allora concesso dal papa solo alla Congregazione dei Musici di S. Cecilia di Roma (breve di Benedetto XIV del 22 febbraio 1749). Il decreto fu accolto da tutti gli Accademici nell’ assemblea del 13 marzo 1749 e festeggiato poi con pubbliche manifestazioni musicali. Dopo l'unità d’Italia, l'Accademia ottenne l'approvazione degli attuali statuti e si trasformò in
Regia Accademia Filarmonica di Bologna (R. Decreto 3 febbraio 1881).
Sala consultazione dell'Archivio Biblioteca
I primi Accademici e i loro esercizi
Sin dal primo anno di attività aderirono all’Accademia una cinquantina di musicisti, per lo più bolognesi o provenienti dal centro Italia. Tra questi ricordiamo Agostino Filippuzzi, Giulio Cesare Aresti, Giovanni Paolo Colonna, Pietro degli Antoni, Giuseppe Felice Tosi, Giovanni Battista Vitali ossia alcuni tra i più eminenti musicisti del secolo, attivi nella stessa basilica di S. Petronio di Bologna, o presso il duca di Modena.
Negli anni immediatamente seguenti vi aderirono altri musicisti, che erano o sarebbero presto divenuti di rinomanza internazionale, come Arcangelo Corelli, Giovanni Battista Bassani, Giuseppe Torelli, Giovanni Bononcini e molti altri.
Gli Accademici, che si distinguevano nelle tre classi di Compositori, Cantanti e Suonatori, si ritrovavano ogni settimana nella Sala Mozart, ora sede della stagione concertistica dell'Accademia. In questa sala, all'epoca di dimensioni più ridotte dell'attuale, si svolgevano anche gli esami per accedere alla classe dei compositori. Le riunioni prevedevano l’esecuzione di brani originali, sui quali si tenevano anche discussioni di ordine teorico. Nella sala si suonavano vari strumenti ad arco ed a fiato, parte dei quali ancora conservati nel Museo dell'Accademia, e un prezioso organo donato dal conte Carrati nel 1673, ancora visibile nella Sala Mozart.
Musiche per la Messa e il Vespro, 1743
La festa di Sant'Antonio
Ogni anno, per disposizione del fondatore, venivano celebrati una messa e un vespro solenni in onore del Santo protettore con il concorso di tutti gli accademici presenti in città e di eventuali ospiti forestieri. Queste celebrazioni furono nei primi anni tenute in varie chiese cittadine, S. Maria dei Servi, San Domenico, San Giovanni in Monte, San Salvatore, San Martino Maggiore e San Francesco; dal 1675, per disposizione testamentaria di Carrati, sempre in San Giovanni in Monte. Alle celebrazioni annuali si esibivano organici ragguardevoli, che potevano raggiungere anche il centinaio di esecutori. Di queste feste esistono numerose testimonianze fra cui quella dell'inglese Charles Burney, celebre musicografo e viaggiatore inglese, che visitò Bologna nel 1770, anno in cui Mozart divenne accademico: Il motivo per cui ero stato indotto a rinviare la mia partenza era una specie di gara di abilità tra i compositori di questa città, membri della celebre Società Filarmonica, fondata nel 1666. Il 30 agosto ha luogo, mattino e sera, la pubblica esecuzione annuale, nella chiesa di S. Giovanni in Monte ... L'orchestra era assai numerosa, composta di circa cento esecutori, tra voci e strumenti. Vi sono nella chiesa due grandi organi, uno ad ogni lato del coro; ed oltre a questi ne fu aggiunto per l'occasione uno più piccolo di fronte, proprio alle spalle del compositore e dei cantanti. Gli esecutori stavano in una galleria che formava un semicerchio intorno al coro…La musica aveva un carattere grave e maestoso …
L'autorità dell'Accademia nella composizione musicale sacraL'Accademia Filarmonica era spesso chiamata a fornire pareri tecnico-musicali e, per la sua indiscussa autorità in questo campo, fu sempre un’ ambita meta professionale.
Benedetto Marcello, il 10 ottobre 1710, faceva rispettosa richiesta di aggregazione rivolgendosi al Definitore Giacomo Antonio Perti, presentando a tale scopo una sua composizione (una Messa a Cappella composta per Papa Clemente XI) con preghiera di “farla vedere a questi virtuosi Maestri Accademici perché si compiacciano compatirla e riceverla in dono, se mi accettano loro benché inutile compositore”. Scusandosi per alcune licenze introdotte nel contrappunto, il compositore veneziano si affidava comunque al giudizio degli accademici bolognesi: “... tutte queste cose ho detto per mia quiete, e s'intende tutte sottomesse ai riflessi dei Signori accademici, i quali prego a volermi amorosamente correggere”.
Ricorrevano all'Accademia Filarmonica anche autorità superiori, per ottenere pareri circa l'applicazione di decreti in materia di arte musicale: così il cardinale Alessandro Albini, Prefetto e Protettore della cappella musicale pontificia in Roma, si rivolse a Giambattista Martini, nuovo Definitore Perpetuo dell'Accademia, per avere il suo parere su alcuni decreti riguardanti l'organizzazione della cappella romana (1761).
Il Farinelli e Padre MartiniLe aggregazioni del cantante Carlo Broschi detto il Farinelli (1730) e del famoso erudito e, compositore padre Giambattista Martini (1758) rappresentano simbolicamente e culturalmente buona parte della storia della Filarmonica di Bologna nella seconda metà del XVIII secolo. Il riconoscimento dato al più celebre cantante d'opera del secolo testimonia infatti anche del prestigio raggiunto dall'istituzione. La definizione di precise regole compositive per la musica sacra e la formazione di una solida tradizione di studi storici e teorici, anche tramite la raccolta di una notevole biblioteca musicale, collegabili direttamente a padre Martini ed alla sua scuola, danno invece la misura dell’importanza della vita musicale ed artistica che ruotava intorno all'Accademia bolognese.
Mozart, 1777 - Nel margine alto l'attestato di appartenenza filarmonica
La notorietà internazionale e l'aggregazione di Mozart
La fama dell'Accademia varcò presto i confini cittadini e nazionali ed il numero di aspiranti al grado di Maestro compositore crebbe notevolmente. Oltre a compositori stranieri quali il francese Gretry e il boemo Myslivecek, anche il giovane Mozart richiese l'ambita patente accademica: accompagnato dal padre Leopold, Mozart giunse a Bologna nel 1770, ospite del feldmaresciallo conte Gian Luca Pallavicini, per addestrarsi sotto la guida di padre Martini nella composizione contrappuntistica sopra "un'antifona di canto fermo", tassativamente prescritta per conseguire il fatidico diploma. Mozart lo ottenne il 9 ottobre 1770 e fu aggregato "alla forastiera" (cioè come membro non residente in Bologna e quindi non soggetto a particolari obblighi). La composizione del giovane Mozart è conservata nell'archivio dell'Accademia, ma esiste anche un’altra versione - sempre autografa - giudicata scorretta da padre Martini e conservata al Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna: Martini passò dunque una sua rielaborazione a Mozart, il quale, in sede di esame, la ricopiò fedelmente e poi la consegnò. L'Accademia, fiera di poter annoverare tra i suoi aggregati anche il grande salisburghese, nel dicembre 1884 gli intitolò la propria sala da concerto.
Il Tomo primo con dedica autografa di Padre Martini all'Accademia
Dal Liceo Filarmonico al Conservatorio Statale G.B. Martini
Nel 1798 il Direttorio Esecutivo della Repubblica Cisalpina decretò la consegna alla Deputazione dell'Accademia Filarmonica di tutti gli oggetti e cimeli di musica risparmiati dall'avocazione ai beni nazionali, per essere custoditi nei locali del soppresso convento degli Agostiniani di S.Giacomo Maggiore (ora sede del Conservatorio Musicale).
All'Accademia Filarmonica fu inoltre commissionato un piano di pubblica istruzione che venne approvato dal Consiglio Comunale di Bologna nelle sedute del 26 e 28 aprile 1804. In questo modo la secolare Accademia si eresse a scuola per il pubblico insegnamento della musica. Così il 30 novembre 1804, nei locali dell'ex convento, si diede solenne apertura al Liceo Filarmonico.
Erano gli anni in cui padre Stanislao Mattei, successore del Martini nella scuola di composizione, formava numerosi allievi, tra i quali si ricordano G. Donizetti, F. Morlacchi, G. Pacini ed il giovane Rossini, aggregato all'Accademia una prima volta nel 1806 come cantante, a soli quindici anni.
Successivamente, varie difficoltà sorte nella gestione del Liceo tra maestri filarmonici ed esterni all'istituzione portarono ad una definitiva distinzione di ruoli tra Accademia e attività didattiche, sfociata nella creazione dell'attuale Conservatorio Statale "G.B. Martini".